STORIE D’ACQUA


Ci portava mia zia, che era l’unica che non lavorava.
Partivamo nel primo pomeriggio e scendevamo a piedi. Lei davanti e sei bambini urlanti dietro che scendevano la collina tagliando per i campi.
Già il viaggio era una festa: si andava al Trebbia.
Si andava a fare il bagno sotto il ponte o vicino al mulino, che c’erano i sassoni da cui si potevano fare i tuffi.
E l’acqua era gelata, i sassi scivolosi e non ci si poteva stendere a prendere il sole perché non c’era altro che ciottoli lì attorno. Una festa.
La zia teneva il conto del tempo: non si entrava in acqua se non erano passate tre ore dal pranzo. Poi sedeva all’ombra su un sasso grosso con il suo grembiule a fiori abbottonato davanti e ci curava mentre noi entravamo e uscivamo dal fiume in continuazione.
E quando lo diceva lei si usciva tutti dall’acqua, ci si toglieva il costume bagnato, si infilavano le mutande e si tornava a casa, scarpinando per i campi, in salita fino a casa.

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  1. #1 di Brain il 15 Luglio 2011 - 10:33

    Anch’io andavo al fiume: il Magra 🙂

  2. #2 di cristina il 15 Luglio 2011 - 11:32

    Tutti noi abbiamo un fiume. Vero o immaginario.
    “Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese, voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza, il mare.”

  3. #3 di AmicaB il 15 Luglio 2011 - 11:47

    Io non ho un mio fiume. 🙁

    • #4 di Cristina il 15 Luglio 2011 - 12:32

      Sì che ce l’hai.

  4. #5 di AmicaB il 15 Luglio 2011 - 12:47

    Sì, è vero, ce l’ho. E cadono bacche nelle mie mani solo come le bacche sanno cadere.

(non verrà pubblicata)