{"id":498,"date":"2012-02-28T18:34:02","date_gmt":"2012-02-28T17:34:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lettiseparati.it\/?p=498"},"modified":"2012-02-28T18:35:04","modified_gmt":"2012-02-28T17:35:04","slug":"tracce-di-piacenza15","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lettiseparati.it\/?p=498","title":{"rendered":"TRACCE DI PIACENZA\/15"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #000000;\"><a href=\"http:\/\/books.google.it\/books?id=IudAAAAAcAAJ&amp;printsec=frontcover&amp;hl=it&amp;source=gbs_ge_summary_r&amp;cad=0#v=onepage&amp;q&amp;f=false \"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-499\" style=\"margin: 2px 5px;\" title=\"carlo VIII\" src=\"http:\/\/www.lettiseparati.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/carlo-VIII-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"217\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.lettiseparati.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/carlo-VIII-217x300.jpg 217w, https:\/\/www.lettiseparati.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/carlo-VIII.jpg 409w\" sizes=\"(max-width: 217px) 85vw, 217px\" \/><\/a>(NdR: in quell\u2019avvenimento epocale che fu la discesa di Carlo VIII in Italia nel 1494, la tappa piacentina fu in qualche modo decisiva. Fu proprio durante il soggiorno piacentino, infatti, che il re dovette mutare le proprie intenzioni, e rinunciare cos\u00ec a percorrere la via Emilia fino in Romagna per puntare direttamente su Firenze. Con tutto il casino che ne deriv\u00f2)<\/span><\/p>\n<blockquote><p><span style=\"color: #000000;\">Partitosi il re da Pavia, giunse in Piacenza dove Ludovico avuto novelle che il Duca di Milano suo nipote si moriva, prese commiato per andarvi. Pregollo il Re che ritornasse tosto, e egli cos\u00ec gli promise.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Ma prima, che giungesse a Pavia, mor\u00ec il Duca, e Ludovico volando and\u00f2 a Milano. Io lo seppi per le lettere dell\u2019Ambasciatore Veneziano, ch\u2019era con esso lui, il quale lo scriveva alla sua Repubblica; avvisandola, che egli si voleva far Duca, cosa sommamente odiosa a quella Signoria, la quale mi dimand\u00f2 se il Re prenderia la protezione del fanciullo e avvenga che, ci\u00f2 fosse molto ragionevole, io il posi in dubbio, atteso il bisogno, che il Re aveva del Sig. Ludovico.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">In breve, egli si fece ricevere per Signore: e questo fu il fine (come molti dicevano) per lo quale ci aveva fatti passar i monti, imputandolo della morte del nipote, i parenti, e amici del quale s\u2019erano messi in arme, e venuti in Romagna, (come io dissi) per torr\u2019il governo a Ludovico, e agevolmente saria loro succeduto, se il Re non fusse stato in Italia. Ma avendo eglino incontra il conte di Caiazzo con gli Italiani, e Monsignor d\u2019Aubigni con ducento uomini d\u2019arme Francesi, e un numero di Svizzeri, Don Ferdinando fu costretto a ritirarsi verso Forl\u00ec, di che n\u2019era Signora una bastarda de gli Sforza di Milano, vedova del Conte Girolamo, che fu nipote di Papa Sisto IV. Dicevasi costei essere amica d\u2019Aragonesi, ma avendone i nostri preso d\u2019assalto una sua piccola terra, battuta solamente due giorni, essa Signora s\u2019accost\u00f2 volentieri a noi, mostrandoci grande inclinazione. Cominciarono allora i popoli d\u2019Italia, desiderosi di novit\u00e0, a prender animo, vedendo cosa non pi\u00f9 veduta a lor tempi, e questo era il condurre, e maneggiare con tanta facilit\u00e0 grandissimo numero d\u2019artiglieria, il cui esercito non era mai per l\u2019adietro stato cos\u00ec ben inteso nella Francia, come allora. Ferdinando avvicinandosi al regno si ridusse a Cesena, buona citt\u00e0 della Chiesa, nella marca d\u2019Ancona; ma avendo questa sua ritirata pi\u00f9 sembiante di fuga, che di altro, ciascuno dunque trovava in disparte i somieri, e le bagaglie, senza alcuno rispetto, le saccheggiavano. Ne v\u2019ha dubbio che si sarebbono quasi tutti ribellati, se i nostri, lasciando le ruberie, e le violenze, si fussero partiti moderatamente, e con buon ordine, ma facevano tutto in contrario; di che io n\u2019ebbi grandissimo dispiacere, per la gloria, e fama, che si poteva acquistare in quel viaggio la nazione Francese. Conciosia che dal principio i popoli ci riverivano al pari d\u2019uomini Santi; dandosi a credere ch\u2019in noi fusse ogni fede, e bont\u00e0; ma cotal opinione non dur\u00f2 lor gran fatto, si per nostra propria colpa, come anco perch\u00e9 i nemici pubblicavano in ogni contrada noi essere pessima generazione di gente, la quale da per tutto rubava le donne, i denari, e i beni altrui. E nel vero non ci poteva essere attribuita maggiore infamia, e dicevano in parte la verit\u00e0.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Lasciai il re a Piacenza, dove egli fece fare solenni esequie al Duca di Milano suo cugino germano; e io mi credo che egli non avesse guari altro, che farsi, atteso che Ludovico novello Duca di Milano s\u2019era partito da lui. M\u2019hanno detto alcuni (che lo dovevano saper molto bene) che i nostri temendo, e non sapendo ben di che, furono presso a ritornarsi indietro, massimamente vedendosi sprovveduti da tutte le cose. Oltrache molti, che lodarono gi\u00e0 quel viaggio, al presente lo biasimavano, come fece per sue lettere, il Signor d\u2019Urf\u00e8 gran Scudiero, il quale essendo restato in Genova ammalato, pose il Re in gran sospetto, di cosa, di che diceva essere stato avvertito, ma (come altrove ho detto) Iddio mostrava di essere, quello, che conduceva l\u2019impresa. In quella alterazione di mente ebbe novella il Re, che il Duca di Milano ritornava in campo, e che le cose di Firenze erano in moto, per le inimicizie, e invidia, che Pietro de\u2019 Medici s\u2019aveva tirata addosso, vivendo non alla Cittadinesca, ma come se stato fusse prencipe assoluto di quella Citt\u00e0; onde molto onorevoli famiglie, Capponi, Soderini, Nerli, e altre assai, le quali non potevano tollerare tanto fasto, e ambizione, diedero occasione a Pietro di partirsi da Firenze. Andossene diritto ad alcune terre deboli dello Stato, per farle sue, e potervisi ridurre nella vernata, la quale gi\u00e0 era incominciata. Alcune delle quali si dichiararono a suo favore (come anco fece Lucca, nemica del nome Fiorentino) le quali tutte diedero al Re ogni comodit\u00e0, e servizio. Il Duca di Milano ebbe sempre, mira, e fine di due cose principali, che il Re non passasse pi\u00f9 inanzi in quella stagione, e che a lui fussero date Pisa, (Citt\u00e0 nobile e grande) Sarzana e Pietrasanta. Le due ultime furono dei Genovesi, poco tempo prima, acquistate in guerra da Fiorentini a tempo di Lorenzo de Medici.<br \/>\nIl re prese la strada per Pontremoli, terra del Ducato di Milano, e and\u00f2 assediar Sarzana fortissimo castello, e uno de\u2019 migliori, che s\u2019avessero i Fiorentini, ma per le divisioni loro sprovveduto d\u2019ogni cosa\u2026<\/span><\/p><\/blockquote>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Philippe de Commynes, <span style=\"text-decoration: underline;\"><em>Delle M\u00e9morie Di Filippo Di Comines, Cavaliero, &amp; Signore d&#8217;Argentone, Intorno alle principali azioni di Lodovico Undicesimo, e di Carlo Ottavo suo figliolo, amendue Re di Francia<\/em><\/span>, Venezia 1640, pp. 237 s.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(NdR: in quell\u2019avvenimento epocale che fu la discesa di Carlo VIII in Italia nel 1494, la tappa piacentina fu in qualche modo decisiva. 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