{"id":205,"date":"2011-03-14T18:41:37","date_gmt":"2011-03-14T17:41:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lettiseparati.it\/?p=205"},"modified":"2011-03-14T18:46:04","modified_gmt":"2011-03-14T17:46:04","slug":"astratto-e-concreto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lettiseparati.it\/?p=205","title":{"rendered":"ASTRATTO E CONCRETO"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #000000;\"><em>Prof, ma il tempo c\u2019\u00e8, \u00e8 qualcosa di concreto. Si sente, il tempo che passa, lo si vede.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Sto spiegando il valore del presente. A studenti di quattordici, quindici anni, tutti proiettati verso il futuro, verso il <em>quando sar\u00f2 grande<\/em> o anche solo verso il <em>quando verr\u00e0 sabato pomeriggio<\/em> (se non addirittura \u00a0verso il traguardo minimo del <em>quando suoner\u00e0 la campanella<\/em>), cerco di far comprendere il valore eterno dell\u2019istante presente, l\u2019unico che ci sia dato di vivere, fuori dalle metafore del passato (il ricordo presente) e del futuro (l\u2019attesa, la speranza, il desiderio, comunque sempre e solo \u2013 e come potrebbe essere altrimenti \u2013 presente).<br \/>\nForzando al massimo e tentando di suscitare reazioni, dico loro che il tempo non esiste, che se hanno del tempo l\u2019immagine di un fiume che scorre, di qualcosa che \u201cpassa\u201d, beh, propriamente, in quel senso, non esiste un bel nulla. Non esiste <em>davvero<\/em>, <em>in realt\u00e0<\/em>. Nel <em>concreto<\/em>.<br \/>\nEd \u00e8 l\u00ec che salta fuori l\u2019osservazione del mio studentello.<br \/>\nChe io rintuzzo e smonto da vecchio sofista, ma che apprezzo a non finire.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Perch\u00e9 fra tutte le opposizioni categoriali con le quali ci misuriamo ogni giorno (bello-brutto, buono-cattivo, vero-falso, giusto-sbagliato\u2026), quella astratto-concreto la considero la pi\u00f9 riduttiva e menzognera.<br \/>\nTutte le altre opposizioni dividono il mondo in due parti grosso modo equipotenti. Per ogni affermazione vera ce n\u2019\u00e8 una falsa, per ogni cosa giusta c\u2019\u00e8 un errore. Ci son tante cose belle, ma anche tante cose brutte, e l\u2019elenco delle cose vere e delle cose false finisce per equivalersi.<br \/>\nInvece, cose concrete e cose astratte non si equivalgono. Le cose astratte sono molto pi\u00f9 delle cose concrete, si pensa. Concreto \u00e8 quel che \u00e8 visibile e toccabile. Quel che occupa spazio. Ci\u00f2 che fa male quando ci sbatti contro. Ma le cose astratte non si vedono e non si toccano. In un certo qual modo non esistono davvero, o almeno, la loro \u00e8 un\u2019esistenza di serie B. Le cose astratte sanno d\u2019inganno. Si mascherano dietro la potenza della parola, fingono uno spessore che non hanno, non pi\u00f9 di quanto ne abbia il fiato necessario a nominarle. Le cose astratte sono un residuo di concezione realista, l\u2019ultimo rifugio della metafisica platonica sfuggito al positivismo.<br \/>\nFin dalle elementari ci insegnano a braccarle, a render loro la vita difficile, a individuarle per tempo. Fin dai primi timidi addestramenti all\u2019analisi grammaticale. Non bastava individuare i nomi e distinguerli dagli aggettivi e dai verbi; non bastava individuarne genere e numero, no: occorreva distinguere se la cosa era concreta o astratta. <em>Sedia<\/em>: nome comune di cosa, concreta, femminile, singolare. <em>Dolcezza<\/em>: nome comune di cosa, astratta, femminile, singolare. Di qua o di l\u00e0. Di qua, il regno della solida realt\u00e0; di l\u00e0, quello delle pure parole, dei concetti, del <em>flatus vocis<\/em>.<br \/>\nPoi, crescendo, mi sono reso conto che c\u2019era qualcosa che non mi tornava. Proprio a partire dall\u2019analisi grammaticale. <em>Giustizia<\/em>: nome comune di cosa. Astratta. Ma come, astratta?! E pensavo a quanto mi faceva male subire ingiustizie, a quanto mi provocasse dolore\u2026 \u00a0Aspetta: <em>dolore<\/em>. <em>Dolore<\/em>, \u00e8 concreto o astratto? Non si scappa: \u00e8 astratto, non lo vedi e non lo tocchi. Ma come, astratto?! Questo dolore che oggi che mi son rotto un braccio mi fa urlare e piangere mentre mia madre mi porta in ospedale, \u00e8 astratto? E l\u2019<em>amore<\/em>? Questo aggrovigliarsi di visceri, questo volerti venire a trovare, questo desiderio (<em>desiderio<\/em>? astratto!) di vederti, senza sapere che dirti, questa inspiegabile euforia, questo strano misto di dolcezza e paura (<em>paura<\/em>? astratta!)\u2026 tutto astratto. Vuoi mettere con la sedia? Quella s\u00ec che \u00e8 concreta.<br \/>\nOra, mentre lavoro coi miei ragazzi e tento d\u2019insegnar loro, col tremore ai polsi, cos\u2019\u00e8 la vita (eh, s\u00ec, caro collega, perch\u00e9 se pensi di dover insegnare qualcosa di meno di questo, attraverso la tua letteratura, la tua chimica, la tua biologia e la tua tecnologia delle costruzioni, beh, non hai capito un tubo del tuo mestiere), fra le mille altre cose cerco di far passare (o di inculcare) questa strana legge: crescere, diventar grandi, diventare donne e uomini significa render concreto l\u2019astratto. Significa fecondare il regno monotono e insensato del concreto grammaticale con la possibilit\u00e0 di ci\u00f2 che sembra astratto. Significa provare sulla pelle, nella carne, nelle viscere quant\u2019\u00e8 concreto l\u2019astratto. O come ha detto qualcuno che se ne intendeva, significa <em>divenir del mondo esperto, e de li vizi umani e del valore<\/em>. <em>Vizi<\/em> e <em>valori<\/em>, astratti; eppure, <em>esperto<\/em>, expertus, sperimentato, capace di provare, in concreto, sulla propria pelle, quei vizi e quel valore.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">E allora apprezzo il mio ragazzo che dice che il tempo esiste, che si prova, che si sente, che si vede. Quel che vede, sente, prova non \u00e8, in senso proprio, il tempo, \u00e8 qualcos\u2019altro. Cosa sia glielo dir\u00e0 la vita. Per l\u2019intanto ha scoperto che qualcosa che \u00e8 giudicato astratto pu\u00f2 essere provato. Non se lo dimenticher\u00e0. Per trarne le debite conclusioni gli ci vorr\u00e0 solo <em>tempo<\/em>. Che non esiste, che \u00e8 astratto, ma che ci \u00e8 dato proprio per comprendere come lasciarci alle spalle quella distinzione menzognera.<br \/>\n<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prof, ma il tempo c\u2019\u00e8, \u00e8 qualcosa di concreto. Si sente, il tempo che passa, lo si vede. Sto spiegando il valore del presente. 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