QUANDO UN PARTITO SI OCCUPA DELLE BRETELLE


A proposito della bretella autostradale a cinque stelle in quel di Caltavaturo.

Sbaglierò, dirò delle eresie dal punto di vista socio-politico-giuridico ed economico-industrial-pedagogico, eh, può essere benissimo. Però la metto giù così:

Non faccio fatica a riconoscere che l’opera abbia una sua utilità, piccola o grande che sia, e per quel che mi riguarda non avrei niente da dire se la strada fosse stata costruita coi soldi dell’amministrazione comunale di Caltavuturo, o offerta dal Rotary, o dalla Banca delle Madonie o dalla parrocchia del Sacro Cuore.
Quello che non mi sconfinfera è proprio la questione delle cinque stelle sul cemento.
Come non mi avrebbe garbato punto vederci uno scudocrociato o una falce e martello o l’elefantino dei repubblicani.
Semplicemente, non è compito di un partito costruirmi una strada.
Un partito NON DEVE costruirmi una strada.
Cerco di dirlo meglio:
Non voglio dire grazie a nessun partito per la costruzione di una strada. Non voglio ringraziare nessun partito perché arrivano in orario i treni. Non voglio ringraziare nessun partito se la mia città è sicura. Perché un partito non siamo “tutti” e per definizione non è di tutti: non è “pubblico”, un partito. E se oggi mi dà qualcosa in quanto partito, domani in quanto partito vuole da me qualcosa in cambio. Perché sì, perché è un partito! Se un partito mi fornisce un servizio che mi dovrebbe essere fornito dal “pubblico”, se un partito inizia a supplire il pubblico siamo già fuori dai ruoli democratici, siamo già sulla soglia del voto di scambio, e forse anche un po’ più in là.
Fossi siciliano, direi: grazie mille, caro 5stelle, ma la tua strada non la uso neanche morto, e per arrivare a Carcuccioliddi continuerò a metterci foss’anche un’ora in più. Perché sì, perché mi sento più libero a bestemmiare contro un’amministrazione pubblica che a dire grazie a un partito.

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