STUPÈNDA


Gli insegnanti, si sa, sono subdoli e opportunisti.
Io, per esempio, ho bisogno che i miei studenti recuperino il significato e il senso di cose per loro ormai lontane e date per scontate. Cose da niente, come la capacità di stupirsi, di interrogarsi su quel che vedono, di rimanere colpiti da una novità. Non (solo) perché la cosa mi interessi in sé, ma perché è funzionale a comprendere quel che sarà il leit motiv del lavoro di quest’anno.
E allora, in questo primo giorno di scuola dal clima novembrino, ho chiesto ai miei diciassettenni di fermarsi un attimo, di far mente locale e raccontare che cosa, delle ormai trascorse vacanze, li abbia colpiti in particolare. Fatti accaduti, persone incontrate, esperienze vissute che li abbiano stupiti e di cui avvertano tuttora il riverbero.
(E lo so bene che non è tutta ‘sta gran botta di originalità, ma cosa ci volete fare, sono poco creativo e tradizionalista. Ed è il primo giorno anche per me, eh).
Ho avuto quattro risposte. Ve le ripropongo quasi testualmente, così come sono state esposte ai compagni.
Per quanto mi riguarda, vi posso dire che il mio obiettivo è pienamente raggiunto, e che posso cominciare a lavorare tranquillo.
Senza contare che, come insegnante, mi nutro dello stupore altrui quasi come i protagonisti di True Blood fan con l’ematocrito, e perciò mi son sentito subito satollo.

– Ho passato un giorno a L’Aquila. Mi ha fatto impressione. No, non ci sono più le macerie in giro, ma c’è solo questo lungo corso, e tu sei obbligato a percorrerlo senza poter prendere le strade sulla destra e sulla sinistra, ci sono proprio i militari, gli alpini che ti impediscono di passare. È tutto messo in sicurezza, tutto transennato, ma fa impressione, sembra una città fantasma. E fanno impressione le vetrine. Guardi qua, prof, ho scattato le foto e ce le ho qua sul cellulare. Guardi questa vetrina: ci sono ancora le uova di Pasqua. E quest’altra, con l’avviso “Saldi primavera estate 2009”. Il tempo si è fermato.

– A me ha colpito San Vito dei Normanni. Non ero mai stata giù in Puglia, è davvero tutt’un’altra cosa. Il mare, gli ulivi. E la gente. Ti salutano e ti accolgono come se li conoscessi da una vita. I nostri padroni di casa avevano un negozio di alimentari, beh, la sera ci facevano trovare le cose da mangiare senza che le avessimo chieste, così, per gentilezza, poi gliele pagavamo il giorno dopo. Anche se la sera non c’è tanta vita mi è piaciuta molto di più la settimana che ho passato a San Vito che quella che ho passato a Rivabella. O era Bellaria, non ricordo.

– Io sono andato in Romania. Un mio amico studia là, così sono andato a trovarlo. Mica a Bucarest, no, dall’altra parte, boh, finisce in oara. …No, non Timisoara… ah, ecco: Hunedoara! No, non è rumeno: ha provato a iscriversi a medicina a Parma, a Milano e a Pavia, ma non l’hanno preso. Allora si è iscritto là, in Romania. Oh, paga meno che star qua. Beh, sa una cosa? Visti i rumeni che ci sono qua, io mi credevo che là ci fosse un sacco di delinquenza, che non si potesse uscire la sera e robe così. Invece no, sono uguali a noi. Sì, sono più poveri. Hanno anche meno voglia di lavorare, e infatti in giro è pieno di barboni. Ma non si vive male.  E niente, io ci avevo un pregiudizio, ma le cose sono molto diverse.

– Mia sorella è andata in Burundi. Si ricorda, prof, quel progetto del Comune, il progetto Kamlalaf? Ecco, quello. Mia sorella si è preparata per un anno, l’hanno presa e ci è andata. È stata via un mese a lavorare in un centro a Bujumbura. Facevano mattoni, pensi un po’, prof! Mi raccontava che lì i bianchi non li vedono mica bene. Per dire, noi diciamo sporco negro, loro dicono sporco bianco. E ai bambini dicono che se fanno i cattivi viene l’uomo bianco e se li porta via. Ma la cosa che più mi ha colpito è mia sorella. È tornata cambiata. È diversa, non è più la stessa di prima. Chissà perché.

  1. #1 di AmicaB il 20 Settembre 2011 - 14:46

    Applauso.

    • #2 di Matteo il 20 Settembre 2011 - 17:08

      Scusa l’intrusione, ti leggo sempre via feed ma non commento mai.

      Però la cosa di Bujumbura ha stupito me, per la piccolezza del mondo. Un mio amico di Pavia era (se ho capito bene dai suoi racconti) uno dei responsabili. Il mondo è piccolo…

(non verrà pubblicata)