TRACCE DI PIACENZA/6


La seconda grande incursione magiara, nel 924, vide gli ungari, guidati da un capo di nome Salardo, comparire all’improvviso sotto le mura di Pavia e cingerla di un regolare assedio, una tecnica assolutamente inusuale per questo popolo. L’assedio fu condotto, però, secondo la tradizione magiara, appiccando il fuoco alla città con il lancio di frecce incendiarie. L’eroica difesa della capitale del regno italico convinse però gli ungari a risparmiare quanto restava della città in cambio del pagamento di un tributo.
Dopo Pavia gli ungari si diressero in Piemonte e da qui in Valle d’Aosta. Entrati quindi in Borgogna, vennero sconfitti da re Rodolfo II con l’aiuto di Ugo di Vienna, che di lì a poco, nel 926, con il nome di Ugo di Provenza sarebbe divenuto re d’Italia. Ma la sconfitta subita non impedì ai magiari in ritirata di compiere saccheggi e devastazioni per tutta la Provenza. Nel 927 fu la Toscana a essere messa a ferro e fuoco dagli ungari; e, come riferisce una tarda cronaca del XIII secolo, anche Piacenza dovette probabilmente subire una nuova razzia e fu incendiata nel 931.

P. Moro, Il ciclone magiaro. Le incursioni degli ungari in Italia, Storia e Dossier 66, ottobre 1992, p.34

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