PEZZI/02


Non è bello venire a sapere che tuo figlio fuga da scuola.
Non è bello scoprirlo alle udienze, dagli insegnanti. Fai la figura del fesso, ti senti un fesso. E ti senti ingannato da quello là, che poi quando torno a casa facciamo i conti.
Non è bello, e ti senti fesso, e allora urli, lo minacci, e gridi e gli chiedi dov’è che è andato tutti quei giorni.
Al bar, ti dice.
Al  bar, gli ripeti. E a far cosa, al bar tutta la mattina?!
– Con gli amici, con quelli che fugano con me.
– Va bene, ma a far cosa, cristo, a fare cosa?!
– A giocare.
– …come, a giocare.
– A giocare, papà.
– Ma a cosa.
– Dipende. A carte, con le macchinette. Dipende.
– A carte. Con le macchinette.
– Già.
– Ma a soldi.
– Papà…
– Taci! A soldi?
– Sì.
– …e quanto hai perso.
– Tanto, papà.
Che già ti senti fesso, e adesso la vergogna, la vergogna di tuo figlio che deve soldi a mezzo paese, alla parte peggiore del paese, ai perditempo del bar, a quelli che al mattino sono al bar a perdere tempo, a quelli che al mattino manco vanno a lavorare, manco hanno una famiglia, e se hanno una famiglia se ne fregano, vanno a giocare al bar, a quelli lì mio figlio deve un sacco di soldi…
– E tu adesso glieli ridai, i soldi.
– Ma come faccio, papà…
– Cazzi tuoi! Tu adesso vai a scuola e lavori, da oggi vai a scuola e lavori, e poi studi e poi lavori e studi e lavori finché non hai pagato tutti i debiti fino all’ultimo centesimo.
…che poi mio figlio non ha lavorato neanche un giorno.
Perché due giorni dopo son tornato a casa e lui mi ha detto che aveva pagato tutti i debiti.
– Ma come hai fatto, che non ti ho ancora trovato uno straccio di lavoro?!
– Papà, ho vinto.
– Come, ho vinto.
– Ho vinto. Ho giocato a carte, e ho vinto. Un bel po’ di soldi, un sacco di soldi. E ho pagato tutti i debiti, papà, non devo più una lira a nessuno.
Professore, non ti dico il peso. Il peso che mi si è tolto. Ero incazzato, sì, che quel cretino aveva giocato a carte, e poteva perdere ancora, e mandare sua madre nei matti e a me in galera, perché l’ammazzavo, ma era più la contentezza dell’essermi tolto il peso.
“Non gioco più a carte, te lo prometto”: così mi ha detto. E da allora non ha più fugato, vero prof? Ecco, lo dice anche lei, è vero.
È andata bene.
Che poi un po’ mi dispiace che non abbia dovuto lavorare neanche un giorno per pagare i debiti, che secondo me così imparava cosa significa farli su, i soldi.

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