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COSE CHE HO IMPARATO OGGI – 01

(Mi sa che ne faccio una rubrica quotidiana. Che è bello, a mezzo secolo, scoprire che ogni giorno ne impari una nuova. E quindi)

COSE CHE HO IMPARATO OGGI

Vygotskij appartiene a quella serie di genî che, ‘tacci loro, crepano troppo presto (38 anni, ma dai!). La sua teoria della zona dello sviluppo prossimale è una delle cose allo stesso tempo più semplici e rivoluzionarie che la storia della pedagogia abbia mai affermato.

Dicheno che a non far dire le parolacce agli studenti, e a sorvegliare il loro linguaggio, e a invitarli ad usare espressioni formalmente corrette, il loro rendimento migliora. Dovrò cambiare completamente metodo e approccio, cazz… ehm, mannaggia.

Sono troppo grezzo e ignorante per apprezzare alcune cosette. Per dire, le Kantaten di Bach mi paiono tutte uguali e in fondo in fondo madò che rottura di palle.

La vita in fondo è semplice. C’è chi per essere contento gli basta solo che qualcuno metta un like sotto la sua foto di un limone.

Prima di dire che un ragazzo che evidenzia certi problemi ha un Dsa, l’insegnante deve attivare un percorso di recupero sistematico e mirato ai bisogni di quel ragazzo; solo se il percorso fallisce e i problemi continuano a manifestarsi si invita la famiglia a contattare uno specialista. Insomma, pensa te, non si tira a indovinare e non è una questione di “sensibilità”.

C’è gente che non aveva idea di cosa significasse il marcire delle patate in casa. C’è gente che forse ne ha idea o forse non ne ha idea, ma che comunque è stata testimone di esperienze domestiche di decomposizione che neanche i netturbini di Calcutta. E te le racconta, il/la maledetto/a, con dovizia di particolari.

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NON È BELLO CIÒ CHE È BELLO MA CHE BELLO CHE BELLO CHE BELLO

Domanda a bruciapelo: cos’è stato costruito di “bello” in Italia dopo l’unità?

Mi spiego: okay, va bene, il bello è un criterio molto soggettivo, però siamo tutti d’accordo nel dire che il duomo di Monreale è bello, che la reggia di Caserta è bella, che le ville del Palladio sono belle, no? Bene: negli ultimi 150 anni cos’è stato costruito in Italia per cui la gran parte delle persone che vede tali costruzioni subito pensa “Caspita, che bello”? E se non viene in mente nulla, perché non viene in mente? E se la domanda è idiota, perché lo è? – Leonardo

 

l’Eur – tamas

la Sapienza – tamas

San Siro – Bisax

Cimitero San Cataldo di Modena. – Andreoide

Proseguo o ci sono fulmini pronti a colpirmi? – Andreoide

il Dall’Ara di Bologna – tamas

http://www.settimazona.it/images/news/525.jpg – Guy

Io mi sono detto, visitando Gibellina Nuova, “che bello”, “che peccato”, “ma perché?” – zar da YouFeed

È brutto dirlo ma l’architettura fascista spaccava culi. Muzio, Terragni, Piacentini… Il Colosseo quadrato è un capolavoro. – yngnrjnwrrnrynwr

(cucino e ogni tanto vengo a guardare, eh, son qua che prendo nota) (e non ho mica la risposta esatta in tasca) – Leonardo

(per esempio, del cimitero san cataldo non so una beneamata fava) – Leonardo 

(Guy, eccelosò, ma mi riferivo all’architettura) (e no, niente design :)) – Leonardo

a me piace molto la Chiesa di Dio Padre Misericordioso, a Roma, e il Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto– viltrio

bisognerebbe capire meglio cosa s’intende per bello. – archi+ dadevoti

Porta Susa. (ok, la stanno ancora finendo, ma secondo me è bellizzima) – Jamesir Bensonmum

La Mole! – Arimsvotnpölpzwei

sono d’accordo con yngnrjnwrrnrynwr – AlessandraC

@Arimsvotnpölpzwei: uh, certo. E pensare che secondo il progetto originale sarebbe venuta una roba più o meno terribile. – Jamesir Bensonmum

domanda complessa soprattutto perché riguarda il periodo della “fine degli stili”, con l’Eclettismo che tende a riassumerli. Con le avanguardie (Futurismo in architettura) e il Liberty salta tutto e si risente del contributo delle arti applicate. A Milano si trovano grandi opere eclettiche e Liberty sottovalutate. Il Razionalismo italiano soprattutto tardo è rimasto meno destabilizzante di altre espressioni del Moderno per la sua sensibilità storica. In generale, con la fine dello storicismo si affermano tante diverse idee di bello in architettura: igiene, funzionalità, conservazione materiale, efficienza energetica… Comunque in generale dico Muzio, Gardella, Rossi, Michelucci e Scarpa. Tra i contemporanei, l’opera omnia di Marco Dezzi Bardeschi, il più grande secondo me, come progettista, come teorico della Conservazione architettonica, come storico. – Slow

e aggiungerei Carlo Scarpa. basterebbe questo: http://www.negoziolivetti.it/ – AlessandraC

(aggiungevo senza avere ancora letto Slow) – AlessandraC

non so se dico una cazzata ma secondo me non viene in mente subito perché c’è un confronto continuo con l’architettura antica che è abbastanza pesante culturalmente. E’ la ragione per cui per esempio Vicenza è una città abbastanza immobile dal ‘500, come se fosse difficile far di meglio e quindi non ci si provasse nemmeno. Però ecco: non so nulla di architettura ma è una cosa che penso della mia città ma che forse vale anche per molte altre. – chiaratiz™

A me il grattacielo Pirelli piace – Marco Beccaria

La tomba di Brion – zar

I cinemi. A Livorno, l’Odeon, nel 1954 era il più grande d’Italia, di recente è stato demolito per farci un parcheggio. – Lopo

A me piace qualcosa del razionalismo italiano, tipo l’ufficio postale di Ostia, o Sabaudia. Non ho mai capito perché le vengono a studiare dall’estero (tipo le palazzine di Libera che stanno su ogni libro di architettura del mondo) e all’italiano medio fanno schifo. Anche molte stazioni sono belle. – Numero 6

Credo in effetti che il confronto con l’antico pesi troppo – Lady M

palaisozaki a torino – Massimo MaxKava Cavazzini

A me gran parte dell’architettura razionalista piace. Giusto settimana scorsa ho visto un bellissimo edificio sul mare a Castiglioncello. – Guy

Di razionalista è bellissimo il PoliTo. – Jamesir Bensonmum

Palazzo del Lavoro a Torino – Annarella G.

Finirete per dire che è bella pure la Torre Velasca. – Lopo

(ma nessuno dirà che è bello l’Altare della patria) – Leonardo

La torre velasca e’ interessante 🙂 – Lady M

Credo che figure influenti come Bruno Zevi (partigiano) non vedessero di buon occhio il razionalismo, e questo ha pesato http://www.cosedipalio.altervista.org/vignetta_di_zevi1.htm – yngnrjnwrrnrynwr

Mi pare che sul razionalismo ci sia una discreta convergenza. Il periodo però lo frega un po’, secondo me. – Numero 6

(e no, l’Altare della patria no) – AlessandraC

l’altare della patria fa schifo – chiaratiz™

(ché poi a me, ‘sta domanda, l’ha fatta un amico architetto un paio di giorni fa, dicendomi che appunto, al di là del razionalismo e, che so, di Michelucci (lui mi citava la chiesa sull’autostrada, che in effetti anche per me è stata una delle poche opere contemporanee di fronte alle quali ho detto “Bello!”), mica gli venivano in mente altre costruzioni indiscutibilmente “belle”, e anche sul razionalismo aveva dei dubbi, che anch’io condivido. Insomma, torno a dire, ci sono opere che tutti diciamo “belle”, ma non tutti dicono che l’EUR o il grattacielo Pirelli sono belli, anzi!, per non parlare di altre costruzioni che voi citate. Tutti forse le troveranno interessanti e significative, ma “belle” probabilmente no. Perché?) (già Slow ne ha detto qualcosa, mi pare) (e LadyM sul confronto con l’antico, così come Chiaratiz) – Leonardo

+1 architettura fascista. di michelucci pure la stazione di santa maria novella – thomas morton

Per me c’è anche un problema economico: se vuoi le cose belle devi cacciare il quattrino. E quello ce l’hanno quasi solo i governi, in passato Chiesa e famiglie potenti (e governanti). – Numero 6

@archi+ dadevoti, ah, capisco, ma tentavo invece di darlo per scontato, nel senso di fermarmi, non saprei come dire, al bello condiviso, a quel che tutti consideriamo bello, al bello risaputo. So bene che così metto sotto il tappeto un problemone enorme ma al limite preferisco farlo ricicciare fuori alla fine. Intanto volevo capire se era vero, a livello di sentire comune, che di “bello ” in questi ultimi 150 anni ne è stato fatto poco. E così al volo, la prima impressione che ho è che no, almeno su FFeed molti non sono d’accordo, e che per loro dall’unità ad oggi qualcosa di bello si è fatto, eccome. Per me è già uno spunto interessante – Leonardo 

@Numero6, è esattamente la prima cosa che ho detto al mio amico, la democrazia (anche se in fieri) ha i suoi costi – Leonardo 

(incredibile, c’è chi mi manda dei DM sul tema, fra l’altro dicendo giustamente che il Teatro Massimo di Palermo è bellissimo, ed è di fine ‘800) – Leonardo

come diceva slow ci sono anche molti esempi di liberty da riscoprire. quanto alla democrazia, mi pare che il problema non sia quello (vedere spagna, vedere germania). piuttosto dovremmo parlare dei problemini dell’italia riguardo le pratiche di clientelismo, corruzione, malaffare, eccetera – thomas morton

Il problema di fondo è che c’è sempre più edilizia e sempre meno architettura. E poi, facendo finta che definire il “bello” non sia un problema, il bello è diffuso: ce n’è di più, ma minore. Penso a certi quartieri fin-de-siecle, e poco dopo, per esempio il Coppedè. Mattone eclettico? Ma ne vorrei diecimila, rispetto all’edilizia anni ’60-70… L’EUR è già stata menzionata, e quella stagione ha un grande fascino. Anche perché concreta improvvisamente le apparizioni oniriche delle piazze d’Italia di de Chirico. – Maurizio Nicosia

la galleria vittorio emanuele II di milano. – la galleria principe di napoli. – le stazioni delle grandi città… palermo, milano, bari, torino porta nuova, genova. molti giardini come il giardino bellini di catania… il teatro bellini di catania. il teatro accademia di conegliano…. il caffè pedrocchi di padova. il teatro massimo di palermo… la chiesa di sant’antonio nuovo a trieste. volendo anche la mole antonelliana… etc etc – chiricupa

Stazione Centrale a Milano? – Bob.Draco

il ponte sul mare a pescara? – F.

per dire una roba post2000 – F.

La Milano del boom era architettonicamente avanguardia internazionale. Si faceva speculazione, come sempre del resto, ma ci sono molti edifici belli, costruiti in fretta e male: Ponti, Asnago e Vender, Caccia Dominioni, Magistretti, Gardella, ecc. – Andreoide

(il bello è dettato dall’armonia delle varie parti nell’insieme. l’uomo è naturalmente dotato del senso della proporzione e armonia.) – chiricupa

Edifici belli potenzialmente, ma costruiti in fretta e male = bei progetti e edifici brutti (?) – Lady M

(insisto a dire, non solo prendo nota, ma ho inoltrato il link del thread all’amico architetto di cui sopra, quindi ringrazio tutti per i contributi passati presenti e futuri) (senza contare che continuo a girare su google a partire dai vostri input) – Leonardo

no, in effetti di bello ce n’è, anche se alcune delle cose che segnalate (per esempio, sant’antonio nuovo a trieste e, soprattutto, la centrale di Milano, che assimilo all’altare della patria…) non mi entusiasmano affatto. – Leonardo

@F., guarda, per me ci metterei dentro anche il ponte sul Po dell’alta velocità vicino Piacenza – Leonardo 

(proseguo con quel che mi viene in mente) il palazzo castiglioni di milano…il palace di varese. la sede leonardo del politecnico di milano. – chiricupa

anche la sede mondadori. – chiricupa

“il bello è dettato dall’armonia delle varie parti nell’insieme”: una visione _classica_ del bello su cui concordo appieno. Ma siamo certi che abbia ancora dimora nella contemporaneità? – Maurizio Nicosia

stavo giusto discutendo con la signora qui se con questo criterio, che pure pare di buon senso, Gaudì sarebbe “bello” – Leonardo 

Sì, ma il problema è che “armonia” è concetto instabile. – Marco Beccaria

l’Eur di Roma, così Fellini ha potuto inventarci tutti i suoi migliori film. – Neuromancer

almeno in archittettura, però, il concetto di “è bello quel che piace, è tutto soggettivo” dovrebbe essere più debole che altrove. gli edifici hanno una funzione, devono essere abitati, devono essere vissuti – thomas morton

@ maurizio nicosia … secondo me sì. se ci pensa è un’idea che è partita dalla grecia classica ed è arrivata fino a noi, con modifiche ovviamente. penso che abbia ancora senso parlare di proporzione e armonia poiché il corpo umano stesso è proporzionato e armonico… per quanto riguarda l’architettura contemporanea, è vero che le sperimentazioni talvolta finisco per scomporre la materia dandole una forma irregolare come ad esempio il guggenheim di bilbao ma secondo me sono solo esercizi di stile che non hanno nulla di veramente architettonico. @Leonardo… no, io credo che gaudì sia parecchio sopravvalutato. – chiricupa

+1 sul colosseo quadrato – piesio

Armonia non è concetto instabile. Come l’ha formulato chiricupa è abbastanza preciso, e possiamo dilatarlo un pochino: rapporto delle parti tra loro e col tutto. È un concetto strettamente musicale, che sottende precise proporzioni spaziali. C’era un tale che parlava di “consonanza”, per esempio. Armonia deriva da ‘harmozo’: congiungo. – Maurizio Nicosia

Eh, ma pensa alla dodecafonia: quel che può essere considerato armonico come composizione delle parti in un dato contesto/epoca può non esserlo in un altra. – Marco Beccaria

bravo maurizio. l’alberti paragona spesso l’architettura alla musica… arte, architettura e armonia. poesia per gli occhi. – chiricupa

pensavo la stessa cosa di Marco, il barocco è disarmonico al massimo, se visto da un rinascimentale, eppure ha una “sua” armonia. quindi sì, l’armonia ha a che fare col collegamento fra le parti, ma le modalità (le “regole”?) di questo collegamento possono cambiare, e quindi può “diventare” armonico quel che ieri non lo sembrava, no? – Leonardo 

@thomas, è vero, ma questo significa che il criterio della funzionalità è sinonimo di “bello estetico”? – Leonardo

il concetto di armonia non è instabile e non è neanche… come dire, arbitrario. il punto di partenza è sempre la sezione aurea. magari non in maniera esagerata come nel rinascimento, con il giusto margine di ritocco e fantasia dettato dal gusto contemporaneo ma, in definitiva, credo che l’uomo sia portato naturalmente al gusto della proporzione. nessuno vorrebbe una casa storta, e l’architettura deve rispecchiare il gusto di tante persone. una casa deve essere funzionale, solida, bella e armonica. – chiricupa

Il ponte che scavalca l’autostrada a Reggio Emilia. La basilica nuova di San Giovanni Rotondo. Il sacrario di Redipuglia – Andrea Tassi

@ Leonardo. il barocco non è disarmonico… non lo definirei disarmonico, il gotico potrebbe esserlo. il barocco invece è armonico, non è lineare nel decoro ma non è disarmonico – chiricupa

per dire… il colonnato di san pietro non si può definire disarmonico – chiricupa

nemmeno per i greci? nemmeno per i rinascimentali? quella del colonnato di san Pietro è un’armonia che nasce dai contrasti, un’idea di armonia che nasce in quel periodo storico, non prima e non dopo. l’armonia mi pare insomma che sia un criterio storico, non permanente, e così anche la “sensibilità” all’armonia è legata alla storia, ai tempi – Leonardo 

Anche l’armonia classica nasce dai contrasti. Più esattamente dall’equilibrio dei contrasti, dalla loro armonizzazione. I rapporti armonici non comportano necessariamente una composizione _statica_. Questa è una visione _neoclassica_, non classica. Cioè ingessata dell’armonia. Si possono ottenere composizioni dinamiche anche con le proporzioni armoniche – Maurizio Nicosia

okay, ma il fatto stesso che la visione classica di armonia sia diversa da quella neoclassica implica che il concetto di armonia sia soggetto a diverse interpretazioni, no? (motivo per cui comincio davvero a pensare che fra le tre domande che facevo nel primo commento al thread, quella davvero pertinente sia la terza :)) – Leonardo

che domande: il grande raccordo anulare – antonio pavolini

ma nella storia dell’architettura si è sempre (oddio, con giuste eccezioni) cercato di ricreare materialmente la perfezione umana. a parte le grandi cattedrali gotiche che volevano rendere l’uomo minuscolo al cospetto di dio. e come dici tu è un concetto legato al tempo… ovviamente una costruzione rispecchia le idee dell’uomo del suo tempo, di chi le crea. il rinascimento riprende i canoni greci, col neoclassicismo si riscoprono le proporzioni. se la domanda è ‘sono sopravvissute e arrivate fino a noi?’ la risposta è sì e no. è tutto legato al tessuto urbano. non ci saranno mai grattacieli a firenze, ad esempio… non sarebbero costruzioni in armonia con la città… – chiricupa

L’armonia non è un concetto giuridico, cristallizzato, ma è del tutto equivalente a una scala musicale: è un _principio_ dinamico (ripeto: non concetto, ma principio, modus mentale e operativo). E come con sette note possono comporre sia Mozart che Pupo, così accade anche in architettura e nelle arti visive – Maurizio Nicosia

anche se firenze stessa, era una città piena di grattacieli di legno – chiricupa

comunque, e concludo, l’architettura deve per forza sposare la funzionalità e solidità e armonia per dare quel ‘bello’ di cui si parla qui… la casa sulla cascata cade a pezzi, il colosseo è sopravvissuto pure al saccheggio dei barberini. quindi l’armonia è solo un aspetto, legato anche al gusto del tempo che modifica lievemente i canoni ‘naturali’ – chiricupa

Tutto il Liberty italiano, Portaluppi a Milano – la bellissima villa Necchi, che ora grazie al FAI si visita – il quartiere Coppedé a Roma, Basile a Palermo. Di altro genere, ma “costruito in Italia”, la tecnologia automobilistica, la Ferrari; le macchine Olivetti; molto design – palmasco

per me, come per il MDB citato sopra, oggi, è “bella” l’architettura che conserva lo stato di fatto ed eventualmente aggiunge con usi rispettosi dell’esistente. Del più formidabile edificio non direi mai che è bello se la sua costruzione ha comportato la demolizione di un lavatoio del Seicento – Slow

@leonardo. anche “funzionalità” sarebbe un concetto da precisare meglio. io odio il concetto di “arte per l’arte” in qualsiasi campo, e fin qui sticazzi, ma in architettura penso sia pressoché universalmente insostenibile – thomas morton

(p.s. per i precisi che qui abbondano, villa Necchi NON è architettura liberty, e in generale non lo è il lavoro di Portaluppi. Ho solo organizzato male la frase, scrivendo di fretta) – palmasco

vero thomas! si possono accettare i tagli della tela di fontana ma per l’architettura è diverso. il guggenheim di new york non è funzionale come galleria d’arte, ad esempio. come ho detto prima e come diceva alberti: firmitas, utilitas e venustas… con le dovute applicazioni alla contemporaneità – chiricupa

L’architettura è materia almeno quanto forma, senza il disordine, le stratificazioni, le asimmetrie e le dissonanze della prima non avremmo mai, quand’anche fosse presente e criterio estetico cogente, l’armonia di rapporti della seconda. Lo diceva anche l’Alberti quando enunciava i componenti degli intonaci romani nel suo trattato, tecnico quanto estetico. Altrimenti, oltre ai lavatoi seicenteschi, dovremmo demolire anche le cattedrali gotiche, senza essere sfiorati dal dubbio del loro valore storico e materico. – Slow

(da Friendfeed)

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CHE POI IO SUL PEZZO SON MICA CAPACE DI STARCI…

Che poi io a quell’incontro lì non so neanche come ci sono capitato.

Che son mica un testone come l’Accame, o Manasse.

E neanche c’ho un blog che la gente segue e viene a leggere (che oggi, per dire, ci son passate tre persone, e di sicuro tutte per sbaglio, e chissà cosa stavano cercando).

Però c’ho degli amici che al Gallizio ci han detto Guarda, c’è questo Leonardo, è così e così, fossi in te lo inviterei.

E il Gallizio mi ha invitato e io ci ho detto sì, anche perché il Gallizio mi ha detto che mi mandava il libro, e io coi tempi che corrono su un libro gratis mica ci sputo sopra. Ci ho detto Sì, ci vengo a sentire l’Odifreddi, caspita!, ci vengo sì, ci vengo. E ci sono andato.

Che poi lo so che son passati due giorni, e quelli che scrivono sui blog, su quelli grossi, hanno già detto tutto quello che c’era da dire, perciò cosa vuoi che mi metta a dire adesso, che son passati due giorni.

Ma sono fatto così, alle cose io ci devo pensare, che non mi viene sempre in mente subito la cosa giusta da dire. A volte non mi viene mai, a volte due giorni dopo. Quelli che scrivono sui blog, quelli grossi, non so mica come fanno. “Bisogna stare sul pezzo”, dicono. E bravo, io posso anche stare sul pezzo, ma se per stare sul pezzo poi dico una cazzata? Son figure, ci metti un attimo. Se non sei veloce a pensare, è un attimo che dici una cazzata, e poi bon, mica puoi dire parola torna indietro. L’hai detta e bon.

Allora io preferisco aspettare. E se mi viene in mente qualcosa poi lo scrivo sul blog, che tanto anche se son passati dei giorni non è che cambia molto, figurati, se scrivevo subito massimo massimo passavano di lì dieci persone in più che mi leggevano, e invece così ci saranno dieci persone che diranno Ma dai, che palle, ancora ‘sto Odifreddi?!, e passeranno avanti, ma cambia mica niente. Anzi, ti dirò, forse è meglio così, che anche se son passati due giorni son mica sicuro che questa che dico adesso è una roba giusta, magari è una cazzata, però almeno la leggono dieci persone in meno e faccio meno figura di merda.

Che io a Odifreddi ci ho fatto una domanda. Ma mica una domanda intelligente, ci ho fatto una domanda così, per sapere una cosa. Che nel suo libro lui seguita a dire che la ragione qua e la ragione là, che il papa dice le cose che non si capisce che senso hanno, e che la ragione invece dice delle cose diverse, e che lui non capisce come si fa a dire delle cose compagne, si vede che il papa e chi crede in dio non usa la ragione.

E allora io ci ho chiesto cosa è che intende per ragione. Che magari il problema è tutto lì, magari non ci si è messi d’accordo su cosa significa una parola, poi uno la usa in un modo, uno nell’altro e non ci si capisce mica, a volte si finisce anche per litigare, sembra che chissà cosa e invece è solo una roba di parole. Che poi si sa che una parola tira l’altra, si finisce magari per dire robe pesanti e poi è mica facile dire parola torna indietro.

Odifreddi è stato bravo. M’ha detto che la ragione è una cosa che è mica facile spiegare così in generale cos’è, ma che lo capisci se guardi la matematica e la geometria. Che la ragione è una roba che tu fai dei ragionamenti che vengono fuori l’uno dall’altro ma tutti attaccati, come i vagoni del treno, che se tu hai capito una cosa e dici che quella cosa è vera, tutto quello che vien fuori da quella cosa è vero anche lui, e mica puoi fare dei salti di qua e di là, mica puoi passare da un vagone all’altro del treno senza passare prima in quelli che ci stanno in mezzo, che la ragione è far vedere che se tu dici che una cosa è vera dietro quella cosa ci stanno altre cose vere, tutte attaccate, e tu puoi salire su su su, da una cosa all’altra, e tutte le cose vere vengono da altre cose che sono vere anche loro, fino che arrivi a delle cose che sono vere ma non sai mica perché, ma sono vere.

Che poi a Odifreddi ci han fatto un sacco di altre domande e tutto è stato molto bello.

Ma poi ci ho pensato a quello che m’ha detto Odifreddi, e ci sono cose che non ho mica capito tanto bene.

Cioè, se è vera quella roba dei ragionamenti che sono veri se uno vien fuori dall’altro, e se è vero che se vuoi fare vedere che una cosa è vera devi far vedere che è attaccata ad altre cose che sono vere anche loro perché anche loro sono attaccate ad altre cose che sono vere e avanti e avanti, beh, lui nel suo libro non fa mica così! Lui nel suo libro dice delle cose che dice che sono vere, e dice che le cose che dice il papa son mica vere, ma non mi fa mica vedere tutti i vagoni del treno! Fa dei salti che sembra un grillo! A volte per farti vedere che una cosa è vera ti dice Guarda, lo dice anche Einstein, Guarda, lo dicono tutti gli scienziati, Guarda, lo dice anche Darwin (che poi nel libro quando lui fa vedere cosa dicono gli scienziati e Darwin e Einstein e compagnia briscola, mica fa vedere quello che dicono di roba scientifica, no, ma quello che dicono su dio che esiste o non esiste o su come finisce il mondo o su come è iniziato, e mica fa vedere che quello che dicono son cose che vengono fuori una dall’altra e che sono robe vere perché dietro c’hanno altre robe vere, no, te le dice così, l’han detto loro, che son scienziati, ma a me ‘sta cosa non mi pare giusta e non mi basta mica, eh).

Cioè, io mica voglio dire che Odifreddi dice delle balle. Dico solo che se la ragione è quella roba là che mi ha detto, quando lui ha scritto quel libro lì non ha mica usato la ragione, ma ha usato un’altra roba. Che non so mica cos’è, ma è un’altra roba! E allora non ho mica capito: Odifreddi mi dice che la ragione è una roba, poi nel libro mi dice che il papa non usa mica la ragione e che dice delle cose che non stan mica in piedi, però per dirmi così non usa mica la ragione che lui ha detto che è l’unica cosa che ci fa dire le cose vere! Allora, scusa, a me mi vien da pensare che o mi stai prendendo in giro, o non ti sei mica accorto che hai fatto una loccata, e che se quello che dice il papa c’ha mica senso perché non vien fuori dalla ragione, quello che tu dici nel libro c’ha mica senso per lo stesso motivo!

Boh. Sarà che son mica un testone. Però c’ho guadagnato un libro e ho conosciuto la Mafe, Gallizio, Pavolini, Jannis e altra gente bella.

A momenti ci guadagnavo anche il portafoglio del .mau., ma questa è un’altra roba.

 

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QUER PASTICCIACCIO BELLO

Perché se vi hanno detto che Roma è solo il Colosseo e i sampietrini, beh, vi hanno mentito.

Non so perché alla sora Frattaglia sia venuto in mente di coinvolgermi in questa bella follia, giuro. Sono ancora qua che me lo chiedo. Ma posso solo ringraziarla di averlo fatto,
Dieci foto della periferia romana, scattate da chi a Roma ci è nato e ci vive.
Dieci post che dalle foto prendono spunto, scritti da chi a Roma ci va spesso, ci va poco, c’è stato due o tre volte, non c’è stato mai.
Il risultato è Quer Pasticciaccio Bello.
Bello perché è bella l’idea di partenza, perché ci siamo divertiti a parlarne e a scrivere fuffa nelle stanzette di FriendFeed, perché gente che in alcuni casi non si è mai (ancora!) vista in faccia ha lavorato insieme con entusiasmo per creare qualcosa di gratuito, perché Nemo ha avuto genio e un bel po’ di pazienza per preparare questa confezione.
Insomma, un sacco bello.
Guardate e leggete, ne vale la pena.

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