Archivio per la categoria Società

SIAMO FATTI COSÌ

La scuola, si sa, è un servizio pubblico: il trend degli ultimi vent’anni è quello di misurarne qualità e efficacia secondo gli standard propri di qualsiasi altro ufficio. Per esempio pare che sia importante, al termine della prestazione d’opera, chiedere alla clientela di esprimere un giudizio sul servizio offerto. E così da qualche anno chiediamo agli allievi delle classi quinte di riempire un questionario sui loro cinque anni di esperienza presso il nostro Istituto. Lo facciamo verso la fine di maggio, e per darci un tono lo chiamiamo Monitoraggio sulla qualità dell’offerta formativa.
Fino all’anno scorso il questionario consisteva in una serie di stimoli preconfezionati. Per esempio, un item diceva qualcosa del tipo: Gli insegnanti sono preparati e hanno un buon rapporto con gli allievi, e lo studente doveva barrare una crocetta lungo una scala graduata da 1 a 10, a seconda di quanto la frase corrispondesse alla propria esperienza. Se barrava in corrispondenza del 10 gli insegnanti risultavano essere dei missionari onniscienti, se barrava sul 4 o anche più a sinistra i professori diventavano degli ignoranti bastardi.
Inutile dire che la maggior parte delle risposte degli studenti finiva per concentrarsi sulla sufficienza risicata. Un po’ perché alcuni item risultavano loro poco chiari e comprensibili, o comunque al di fuori delle esperienze e delle possibilità di verifica della maggior parte di loro (La gestione del budget da parte del Consiglio d’Istituto è stata efficiente e trasparente); un po’ perché, nella mente avveduta dello studente medio, per esprimere giudizi sulla scuola e sugli insegnanti è meglio attendere l’esito dell’esame di Stato…
E così i questionari si sono sempre ridotti ad un noioso lavoro di compilazione e raccolta, buono solo per far perdere un po’ di tempo ai ragazzi durante le ore noiose degli ultimi giorni di scuola e per far perdere qualche minuto agli insegnanti durante le ancor più noiose ore del collegio docenti di giugno.
Ma quest’anno, complice un’atmosfera di precoce smobilitazione legata al simultaneo pensionamento del preside e di un gruppetto di colleghi storici, io e l’insegnante di matematica con la quale son solito condividere la menata abbiamo pensato, tempo perso per tempo perso, di cambiare le carte in tavola e di proporre ai nostri fanciulli qualcosa di meno “scientifico”, ma forse più stimolante. Ci siamo guardati in faccia e nelle nostre menti è scattato il colpo di genio: e se quest’anno – ci siamo detti – invece di presentare ai ragazzi la pappa pronta, gli item già belli e preconfezionati e le scalettine graduate provassimo – che audacia! – a permettere loro di scrivere davvero quello che pensano? Se provassimo a limitarci a chieder loro quattro semplici cose: quali sono secondo voi gli aspetti positivi di questa scuola; quali gli aspetti negativi; in cosa ritenete che la nostra scuola sia migliore delle altre scuole cittadine; in cosa credete che sia peggiore? E poi ci limitassimo a leggere al collegio docenti quello che salta fuori? E così abbiamo fatto.
A chi interessasse, quel che segue è la fedele trascrizione di quel che ne abbiamo ricavato. Errori grammaticali, sintattici e logici compresi.

Aspetti positivi della nostra scuola

  • I professori sono disponibili ad aiutare gli studenti
  • Gli insegnanti sono molto bravi e comprensivi; non sono severi, tranne qualche volta in cui cercano solo di aiutarci a far capire le cose.
  • Con i prof c’è un libero scambio di opinioni
  • I docenti ci aiutano umanamente
  • I professori sono simpatici e molto diligenti
  • Gli insegnanti rispettano le attività sportive/extracurricolari degli studenti
  • Quasi tutti gli insegnanti svolgono anche un’attività propria, quindi possono parlarci delle loro esperienze sul campo.
  • Il rapporto studente/insegnante è corretto, esigente ma anche umanamente piacevole.
  • Nel corso della mia carriera scolastica ho trovato insegnanti preparati, disponibili, e qualche volta sensibili alle nostre esigenze.
  • Gli insegnanti aiutano gli alunni anche in caso di problemi fuori dall’ambito scolastico e sono pronti ad ascoltarci e capirci.
  • C’è un clima di assoluto benessere
  • E’ una scuola tranquilla dove ci si trova bene con tutti
  • E’ un ambiente dove si viene volentieri
  • E’ una scuola abbastanza tranquilla, nel senso che i ragazzi non hanno la libertà di comportarsi in modo inadeguato.
  • C’è possibilità di relazionarsi con tutto il personale scolastico e con gli altri studenti perché siamo in pochi
  • In fin dei conti c’è un buon ambiente in cui studiare, con sintonia tra le varie classi e le “mele marce” vengono smaltite.
  • Non ci sono pomeriggi
  • In città, è comoda e facile da raggiungere
  • La scuola ha laboratori di inglese, CAD e disegno efficienti, ed è in una zona facilmente raggiungibile rispetto alla vecchia.
  • Siamo in una zona strategica
  • Ci sono esperienze internazionali per aiutarci a migliorare in inglese
  • C’è la possibilità di progredire nell’uso della Lingua inglese grazie a corsi supplementari e al PET.
  • I nostri progetti europei sono molto interessanti
  • In segreteria sono generalmente molto disponibili
  • Segreteria e staff scolastico molto efficienti
  • Il servizio di segreteria è sempre disponibile, se hai bisogno qualcosa
  • Un punto a favore sono gli incontri che abbiamo fatto con la Croce Bianca, i Maestri del Lavoro etc .
  • Per le classi V sono state organizzate uscite e visite a varie università e Campus
  • L’attività sportiva è adeguata, ma alcune attività vengono riservate solo ai maschi
  • I tornei d’istituto sono ben organizzati
  • Insegnamento di autocad
  • Raccolta differenziata nei corridoi
  • Nei bagni delle ragazze c’è quasi sempre sapone e carta igienica

Aspetti negativi della nostra scuola

  • Le strutture sono troppo deteriorate rispetto all’anno di costruzione
  • E’ una scuola costruita un po’ “con i piedi”
  • L’edificio pur essendo nuovo presenta molte problematiche: piove dentro, ci sono crepe e muri rovinati
  • D’inverno c’è troppo freddo in alcune aule
  • Nei periodi in cui piove si verificano infiltrazioni d’acqua dal solaio disturbando sia le lezioni che il passaggio nei corridoi
  • L’acustica nelle aule è pessima
  • L’ascensore sembra fatto d’oro, che al solo sguardo di un ragazzo sano possa svanire e non esserci più
  • Palestra fuori sede
  • I servizi che ci offre la scuola, le aule speciali e i laboratori sono poco utilizzati.
  • Si dovrebbero fare più ore di AUTOCAD
  • Durante le ore di Impianti nel corso del quarto e quinto anno si dovrebbe utilizzare molto di più l’aula CAD
  • C’è poca disponibilità delle aule computer
  • Alcuni computer durante l’uso di Progecad si rallentano molto o si bloccano del tutto
  • Le aule di informatica non sono adeguate, infatti i computer hanno sempre problemi che rallentano il lavoro
  • I laboratori di fisica e chimica non vengono utilizzati
  • Il laboratorio di chimica non è a norma
  • Le aule speciali a disposizione non vengono sfruttate sufficientemente
  • Troppo poco lavoro sul campo; in una scuola come la nostra sarebbero necessarie più esperienze di lavoro
  • Ci sono poche uscite didattiche sui cantieri
  • Poca esercitazione pratica soprattutto per quanto riguarda l’uso degli strumenti
  • La parte pratica di Topografia è scarsa
  • I professori accompagnano poco lo studente nella realizzazione del progetto per il quinto anno
  • Carenza di progetti extrascolastici che aiutino gli studenti all’inserimento nel mondo del lavoro
  • Non si fanno abbastanza ore di pratica.
  • Se lo stage viene fatto una sola settimana in un anno, è inutile
  • Mancanza di serietà nelle assemblee di istituto e di classe
  • Le informazioni richieste in segreteria molte volte sono senza risposta
  • I professori dovrebbero sanzionare di più gli alunni (punizioni concrete)
  • Contenuti piuttosto poveri nei programmi di alcune materie tecniche
  • Il metodo delle interrogazioni programmate non aiuta per l’apprendimento di un buon metodo di studio
  • Mancanza di progetti finiti già fatti da proporre come modello agli studenti delle V
  • Assenza di carta igienica nei bagni
  • I bagni sono spesso senza carta e senza salviettine
  • Inadeguati gli orari di apertura dei bagni
  • Mancanza di altre lingue oltre all’inglese

La nostra scuola è migliore delle altre

  • A mio parere prepara al lavoro molto meglio di altre scuole
  • Prepara a certi indirizzi universitari (architettura, ingegneria) meglio che i licei
  • Dà una formazione adatta sia al lavoro sia all’università
  • Facciamo i Progetti Europei
  • Usiamo molto il laboratorio di informatica/CAD
  • Abbiamo aule innovative e possiamo avere l’ECDL
  • Ci dà una preparazione che ci aiuta molto ad entrare nel mondo del lavoro.
  • Ci sono più opportunità di lavoro o proseguimento degli studi dopo il diploma
  • Manca il latino tra le materie di insegnamento
  • Non è pesantissima e la preparazione è buona
  • I nostri studi sono basati su qualcosa di concreto e che abbiamo sempre intorno a noi
  • Penso che questa sia una scuola che più di tutte le altre prepara al mondo del lavoro
  • C’è un miglior rapporto tra professori e studenti
  • È migliore l’atmosfera e la gente che frequenta questa scuola
  • Tra compagni ci si aiuta sempre
  • Essendo in pochi nell’istituto si riesce a seguirci tutti
  • Gli insegnanti sono più disponibili
  • Il rapporto con gli insegnanti e il personale è ottimo, anche perché essendo in pochi ci conosciamo tutti
  • C’è più semplicità e disinvoltura
  • La nostra scuola è meglio per modernità e reputazione
  • C’è un numero di iscritti ridotto
  • Nelle classi c’è un’integrazione pacifica, senza discriminazioni
  • Ogni anno si organizzano buone gite e attività extracurricolari

La nostra scuola è peggiore delle altre

  • Impossibilità di fare fotocopie urgenti in certi orari
  • Mancanza di una propria palestra
  • In alcune scuole i rappresentanti d’istituto sono più coinvolti in tutto; gli studenti sono più legati tra loro e organizzano cene e feste d’istituto
  • Nelle altre scuole fanno stages più lunghi e più frequenti
  • Scarsità di denaro (non si comprano neanche le tovagliette per asciugare le mani)
  • Molti insegnanti hanno un doppio lavoro, e quello di pubblico statale è visto da loro come meno importante
  • Ogni giorno si vedono le altre scuole sulla “Libertà”, che hanno organizzato qualcosa per studenti,  ma mai la nostra se non per furti e cose negative.

2 Commenti

VOCI DI CORRIDOIO

Voci di corridoio, senza essere né un capolavoro né un’imperdibile inchiesta, prova a proporsi come un’interessante apertura di porte e di finestre.
Non riuscirà certo a cambiare l’aria, neppure lo pretende: però forse renderà noi insegnanti più capaci di guardare chi sta fuori e di capire cosa si aspetta dal nostro lavoro, e renderà più acuto lo sguardo di chi sta fuori e guarda verso di noi; e non sarà stato comunque poco.
E se invece non riusciremo a fare nemmeno questo, e vabbè, pazienza: sarà stato in ogni caso bello stare per qualche giorno tutti insieme su una pagina virtuale a raccontarci le nostre storie mattutine; e a raccontarle a tutti quelli che avranno voglia di sopportarci e di leggerci.

Perché c’è della bella gente anche sui socialcosi, checché se ne dica.
Perché da che mondo è mondo gli incontri più veri e le amicizie più belle sono quelle che nascono dalla condivisione del lavoro quotidiano (come anche gli scazzi più atomici e le antipatie più ostinate, perché niente come la vita è capace di coinvolgere e far reagire).
Perché ci sono dei pazzi che trovano ancora il tempo per fare cose gratuite e belle.
(Un grazie a PePPe, allo scorfano e a tutti gli altri)

1 Commento

IL VECCHIO DELLA PISCINA

Il vecchio della piscina, quando tu sei lì che ti avvicini a bordo vasca – e c’hai già su la cuffia e stai per infilarti gli occhialini e dai un’ occhiata intorno per identificare la corsia meno affollata -, il vecchio della piscina ti inquadra, ti legge nel pensiero,  smette di nuotare, ti punta e ti apostrofa a voce altissima:
– VORRÀ MICA ENTRAR QUI CHE SIAMO GIÀ IN TRE, EH?

Il vecchio della piscina, quando tu sei lì che ti vai a fare la doccia – e ci siete solo tu e lui, e tu hai appena appeso l’accappatoio e stai per infilare il gettone e selezionare la doccia -, il vecchio della piscina (che per un’abitudine contratta in caserma negli anni ’40 prima di farsi la doccia si insapona dalla testa ai piedi usando i lavabo) nudo come un bego e coperto di schiuma ti inquadra, ti legge nel pensiero, smette di insaponarsi, ti punta e ti apostrofa a voce altissima:
– VORRÀ MICA PRENDERE LA PRIMA DOCCIA A SINISTRA SUBITO DIETRO IL MURETTO, EH? NO, PERCHÉ QUELLA LA PRENDO IO!

Il vecchio della piscina, quando tu sei lì che hai scelto la tua corsia e inizi a nuotare, capita che ti accorgi all’ultimo momento che ce l’hai davanti che nuota e che porca troia non lo avevi riconosciuto, un po’ perché sei miope come una talpa e un po’ perché adesso non è che sei in grado di riconoscere tutti i vecchi di Piacenza dal colore della cuffia. Ma il vecchio della piscina c’ha che lui non è capace di nuotare: è una roba strana, è come se si limitasse a galleggiare facendosi portare dalla corrente, agitando nel frattempo gli arti in modo scoordinato e parossistico, a mo’ di grottesca e simultanea imitazione di tutti e quattro gli stili. Il guaio è che oggi siete in quattro in questa fottuta corsia, e ti capita di dover nuotare con davanti una boa di carne che ti rallenta, ti rompe il ritmo e che risulta insuperabile, un po’ per quel suo muoversi  imprevedibile e laocoontico che prende l’intera larghezza della corsia, un po’ perché il pericolo di schiantare la capoccia contro un nuotatore proveniente in senso inverso è reale. E allora fai le tue vasche, ma con il doppio del tempo e il triplo della fatica.

Il vecchio della piscina, quando tu torni ansimante nello spogliatoio, te lo trovi lì in bagno già nudo come un bego e tutto insaponato, ché è uscito tre minuti prima di te. Tu entri nella doccia, selezioni il getto sotto il suo sguardo indagatore (non sia mai che selezioni la prima doccia a sinistra) e ti godi il calore dell’acqua sul corpo affaticato. Shampoo, bagnoschiuma, ti sciacqui e stai ancora un po’ lì a goderti il getto sulla pelle. A un tratto MA DOVE CAZZO VA MESSO IL GETTONE?!,  ti volti, vedi il vecchio della piscina che armeggia col macchinozzo, capisci che gli ha mangiato il gettone che lui ha infilato in una fessura impropria e al colmo dell’agitazione e dell’incazzatura lo vedi tirare un bel pugno sulla scatola metallica. La centralina elettronica non la prende benissimo, legge il cazzotto come un atto ostile e si vendica nell’unico modo possibile, andando in tilt.

E sospendendo l’erogazione dell’acqua.

E così tu resti sotto la doccia ormai arida, bello sciacquato ma frustrato nel tuo desiderio di goderti ancora qualche minuto di quel tiepido relax. Dai un’occhiata al vecchio della piscina, sempre nudo come un bego e nascosto da un nuvolone di schiuma, che comincia a urlacchiare MA COS’È SUCCESSO? CHE CAZZO È SUCCESSO? Non lo degni di una risposta, indossi il tuo accappatoio e ti vai ad asciugare e rivestire nello spogliatoio.

Il vecchio della piscina ti segue sciabattando e spargendo schiuma dappertutto. MA ADESSO COME CAZZO FACCIO, ti chiede, COME CAZZO FACCIO. Eh, non so, gli rispondi. PUÒ MICA CHIAMARE QUALCUNO? Certo, vecchio, adesso, appena esco. Ma te la prendi comoda. Ti asciughi, ti foni, ti vesti, accompagnato come un mantra dall’urlacchiare del vecchio della piscina, che nudo e insaponato fa la spola tra le docce e lo spogliatoio continuando a ripetere NO PERCHÉ QUI C’È GENTE CHE È BAGNATA E COMINCIA A AVER FREDDO. Ma con ogni evidenza ci siete solo tu e lui, e tu sei asciutto.

Chiudi la borsa, tiri fuori le chiavi della macchina e il vecchio della piscina ti segue per lo spogliatoio ripetendo per l’ultima volta il suo verso: QUI C’È DA CHIAMARE QUALCUNO, QUANDO VA FUORI CHIAMI QUALCUNO CHE QUI C’È QUALCUNO CHE HA FREDDO. Ma certo, vecchio, gli rispondi, tranquillo.

Chiudi la porta dello spogliatoio che ancora lo senti berciare.

Passi davanti la cassa, Buongiorno, Buongiorno, grazie, alla prossima. Vai avanti, ma poi ci ripensi, ti fermi e torni indietro. Scusi. Dica. Il mio abbonamento scade a fine maggio. A giugno si può fare l’abbonamento per la piscina scoperta? No, mi dispiace, non è previsto. Capisco. Va bene, arrivederci. Arrivederci.

9 Commenti

STORIE DI PROVINCIA

L’amministrazione assegna alla parrocchia 4 mila metri quadrati di verde in comodato d’uso gratuito fino al 2025; è prevista la realizzazione di un campetto polivalente e di una struttura idonea per feste parrocchiali. I residenti della zona avviano una raccolta firme reclamando l’utilizzo pubblico dell’area e si organizzano in un Comitato “In difesa del verde pubblico”. L’amministrazione sospende la pratica.
I residenti appendono striscioni ai balconi e nell’area verde contesa; i vigili li fanno togliere. Organizzano proteste di fronte alla chiesa in coincidenza con gli orari delle messe; il parroco fa suonare le campane per coprire gli slogan dei manifestanti. Intanto la Circoscrizione si schiera col parroco, il Vescovo e il Sindaco si incontrano per trovare una soluzione pacifica, la popolazione si divide tra quelli che, secondo qualcuno, devono far cagare il cane e altri che “siamo tornati al medioevo”.
La parrocchia rinuncia “pro bono pacis” ma gli animi restano caldi e si annuncia la nascita di un contro-Comitato in difesa del progetto.
Questi i fatti. Per ora.
Guareschi ci avrebbe scritto un bellissimo racconto.

il Piacenza; Piacenza24 e articoli correlati

,

7 Commenti

ORA, MA ANCHE SEMPRE

Alla periferia di Bloemfontein si erge, imponente e cupo, un memoriale per le donne e i bambini morti nei campi di concentramento.

Non si parla di nazisti, ma di inglesi. E gli ospiti dei campi di concentramento non sono ebrei, ma i familiari dei soldati boeri in guerra contro l’impero britannico.

In tale memoriale sono seppelliti, accanto a quelli del presidente del Libero Stato di Orange durante la guerra, i resti della figlia di un sacerdote della Cornovaglia, di nome Emily Hobhouse, una delle prime attiviste, nel ventesimo secolo, contro la guerra.

Nel 1900 la Hobhause venne a conoscenza della situazione delle donne e dei bambini boeri e decise di recarsi in Sudafrica per aiutarle.

Creò un Fondo di assistenza per le donne e i bambini sudafricani, «per nutrire, vestire, ospitare e salvare donne e bambini – Boeri, inglesi e di altre nazionalità – ridotti in miseria in seguito a distruzione di proprietà, sfratto o altri incidenti dovuti (… ) alle operazioni militari». Poco dopo il suo arrivo a Città del Capo, nel dicembre 1900, ottenne (…)  il permesso di visitare i campi di concentramento. (…)  L’assoluta inadeguatezza della sistemazione e delle condizioni igieniche, con il sapone che veniva considerato dalle autorità militari «un articolo di lusso», la scandalizzò profondamente. (…) Visitò altri campi, a Norvalspont, Aliwal Nord, Springfontein, Kimberley, Orange River e Mafeking. In tutti trovò le stesse condizioni. E quando ritornò a Bloemfontein, queste erano peggiorate. Nel tentativo di porre fine alla politica dell’internamento, la Hobhause tornò in Inghilterra, ma il ministero della Guerra si rivelò più o meno indifferente. (…) Il governo accettò di nominare una commissione di donne, guidate da Millicent Fawcett, per verificare le affermazioni della Hobhause, che da tale commissione venne comunque (…) esclusa. Offesa, cercò di raggiungere il Sudafrica, ma non poté neppure arrivare al mare. Le restava ormai una sola arma: l’appello all’opinione pubblica. (…) La commissione Fawcett non era innocua come aveva temuto la Hobhause: stilò un rapporto durissimo e ottenne rapide migliorie nelle forniture mediche dei campi. (…) Anche Chamberlain era rimasto scandalizzato dalle rivelazioni della Hobhause e si affrettò a trasferire la responsabilità dei campi alle autorità civili. Le condizioni migliorarono con notevole rapidità: il tasso di mortalità passò dal 34% dell’ottobre 1901 al 7% nel febbraio 1902 e al 2% nel maggio dello stesso anno. (…) Le rivelazioni della Hobhause sui campi scatenarono nell’opinione pubblica una furibonda reazione di sdegno contro il governo. In Parlamento, i liberali colsero l’opportunità. Avevano trovato l’occasione ideale per rompere la coalizione fra Tory e seguaci di Chamberlain che aveva dominato la politica inglese per quasi due decenni.

Lo sdegno per il modo in cui era stata condotta la guerra anglo-boera e le rivelazioni della Hobhause sulle condizioni dei campi di concentramento spostarono decisamente a sinistra la politica inglese degli anni successivi al 1900, con conseguenze incalcolabili sulla storia inglese e sul futuro dell’Impero britannico.
Il voto alle donne in Inghilterra venne concesso soltanto nel 1923. Fu un successo certamente dovuto al movimento delle suffragette guidate da Millicent Fawcett, ma soprattutto al cataclisma della prima guerra mondiale. Quando la Hobhause si mobilitò, andò dall’altra parte del mondo e riuscì a infiammare l’opinione pubblica inglese, il contesto era quello di una società in cui la voce delle donne era sotto tutti gli aspetti trascurata e emarginata. Se ebbe successo ciò avvenne, credo, innanzitutto perché era una gran brava persona, con un senso altissimo della dignità propria e altrui. E questo viene prima di tutte le condizioni politiche e sociali: queste senza quello non producono alcun frutto, mentre il contrario può accadere.
Allora mi vien da pensare che forse il nostro problema non sta tanto nella difesa di categorie o generi, quanto nella capacità di creare singoli esseri umani capaci di uno sguardo su di sé e sugli altri simile a quello della Hobhause. Uno sguardo capace anche di giudicare, e di dire che certe scelte di vita sono conformi alla dignità propria e altrui, e altre no, che certe scelte fanno crescere e sviluppare la società e le relazioni umane, altre no.

Insomma, forse il nostro problema non è giuridico o genericamente sociale.

Tanto per cambiare è un problema educativo.

(le citazioni sono tratte da N. Ferguson, Impero, Mondadori, MI 2009, pp. 232-234, EAN 9788804589471)

, ,

4 Commenti

DARSI RAGIONE

Arriva a scuola in ritardo e senza zaino.  Se l’è dimenticato, dice. Libri, quaderni, biro… nulla.
Strabuzzo gli occhi. Lui mi guarda, risentito del mio sbalordimento: Oh, prof, se me lo son dimenticato, me lo son dimenticato.
Non fa una grinza.
Alla fine dell’ora passo nella classe vicina.
Non sono ancora entrato che mi sento chiamare alle spalle: Prof!
Mi volto, è lui.
Mi porge i miei due registri: Tenga, prof. Vede com’è facile dimenticarsi la roba?
Sorride ironico, gira sui tacchi e se ne va.
L’importante è darsi ragione.

3 Commenti